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Chi risponde della qualità di un dato, in azienda?

Se nessuno risponde della qualità di un dato, quel dato non è affidabile per definizione.

La governance dei dati non è burocrazia. È la risposta a quattro domande che in azienda restano quasi sempre senza risposta scritta: quali dati abbiamo e dove sono, chi risponde di ciascuno, chi può vederli, quanto a lungo li teniamo.

Il vantaggio è doppio: le decisioni si prendono su numeri di cui ci si può fidare, e in caso di controllo o di richiesta di un cliente sui suoi dati si risponde in ore anziché in settimane.

Un catalogo e un glossario, non la memoria di chi c’è da più tempo

Il catalogo elenca dove vive ogni dato; il glossario definisce cosa significa in azienda. Sembra ridondante finché non ci si accorge che “cliente attivo” ha tre definizioni diverse tra commerciale, amministrazione e marketing — e che i tre report divergenti erano tutti corretti rispetto alla propria definizione.

Il catalogo si alimenta automaticamente dalle pipeline, non per compilazione manuale: un catalogo aggiornato a mano è un catalogo obsoleto entro un trimestre.

Chi risponde di cosa

  • Data owner: decide significato, criticità e regole di accesso del dato. È una figura di business, non tecnica.
  • Data steward: verifica che le regole siano applicate e presidia la qualità nel quotidiano.

Senza questi due ruoli la qualità è responsabilità di tutti, e quindi di nessuno. Li definiamo insieme a te in fase di avvio, sui domini di dato che contano davvero.

Qualità misurata, non dichiarata

A ogni caricamento girano controlli automatici con esito registrato: campi obbligatori valorizzati, formati validi, chiavi presenti nelle tabelle di riferimento, valori entro intervalli plausibili, assenza di duplicati. Un controllo che fallisce genera un allarme e, per i casi critici, blocca la pubblicazione del dato a valle anziché diffonderlo.

La misura viene storicizzata, perché il valore assoluto conta meno della tendenza: un peggioramento graduale è il segnale che qualcosa è cambiato a monte.

Accessi e dati personali

I permessi seguono il ruolo aziendale, non la consuetudine: il commerciale vede i suoi clienti, il responsabile la sua area, la direzione l’aggregato. Chi entra ha accesso a quello che serve al suo lavoro, chi esce lo perde.

I dati personali non necessari all’analisi vengono oscurati alla fonte, non resi disponibili e poi ignorati per accordo. Le regole valgono nel motore dati e quindi per ogni strumento che vi accede, comprese le interrogazioni in linguaggio naturale.

Conservazione e tracciabilità

Per ogni categoria di dato definiamo base giuridica del trattamento, tempo di conservazione e cosa succede alla scadenza. La cancellazione automatica al termine del periodo è preferibile a quella su richiesta, che nessuno ricorda di fare.

La tracciabilità del percorso di ogni dato — da dove viene, quali trasformazioni ha subito, dove è finito — serve a tre cose concrete: valutare l’impatto di una modifica prima di farla, risalire alla causa di un numero sbagliato, e dimostrare la provenienza in sede di audit.